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TUTTA LA REGIONE DI PIURA E’ IN PERICOLO

20 gennaio 2009

Alcuni giorni dopo che il governo ha emesso un criticato decreto concedendo all’impresa mineraria cinese Zijin più di 23mila ettari nella frontiera con l’Ecuador, si sono rese pubbliche le foto che dimostrano le torture che la polizia e l’impresa mineraria Majaz (oggi Rio Blanco, proprietà di Zijin) hanno inflitto a 28 persone e al giornalista Julio Vasquez, di radio "Cutivalù" di Piura.

Le torture vennero fatte tra l’1 e il 3 di agosto del 2005. In questa azione della polizia morì Melanio Garcia. Fino ad ora nessuno è stato denunciato per questo caso. Questi fatti dimostrano il potere che l’impresa ha e la complicità delle autorità negli abusi che questa commette contro la popolazione. Su questo tema e sulle conseguenze che avrebbe la messsa in marcia del progetto minerario di Zijin, pubblichiamo questa intervista del quotidiano "La Primera" a Javier Jahncke, direttore della Fondazione Ecumenica per lo Sviluppo e la Pace (Federpaz), ONG che lavora con le comunità danneggiate dalle attività della miniera cinese.

Il decreto che dà concessioni minerarie nella frontiera con l’Ecuador all’impresa cinese Zijin ddanneggia la sicurezza nazionale?

Nel lato ecuadoriano della frontiera ci sono concessioni minerarie a favore di un’impresa dello stesso gruppo cinese di Zijin. Questo significa che si tratta di un progetto minerario sovranazionale. Con questo decreto, a Zijin si concedono le otto concessioni che aveva Majaz e si danno a questa altre 27 concessioni aggiuntive, aumentando gli ettari nella frontiera dati a questa impresa: da 6.500 a più di 23.000. Nel 2005 nella frontiera con l’Ecuador c’erano due concessioni minerarie, oggi praticamente tutta la frontiera, da Loreto, fino a Piura è data in concessione, inclusa la Cordigliera del Condor, dove ci fu il conflitto del 1995. Evidentemente questo è un rischio per la sicurezza nazionale.

Qual’è il rischio?

In primo luogo, il fatto di come si và a utilizzare le risorse naturali del paese in questa zona dove c’è un progetto minerario di due nazioni e per dove andranno queste risorse. Con queste attività minerarie in due nazioni non si può controllare il flusso di persone da un lato all’altro della frontiera. La polizia in questa zona lavora per l’impresa. Allora, avremo lì una polizia dedicata non a controllare la frontiera ma a proteggere l’impresa. L’interesse dell’impresa verrà prima dell’interesse nazionale. Questo può facilitare l’avanzamento dei nostri vicini in territorio peruviano, cosa che è già successa antecedentemente.

L’impresa mineria è stata denunciata per operare illegalmente dal 2003. Questo decreto legalizza questa illegalità?

Con questo decreto il governo da il via libera alla presenza illegale dell’impresa mineraria, ciò è un’usurpazione. Ad Ayabaca c’è un processo penale aperto contro i funzionari e azionisti dell’impresa Majaz per usurpazione di terre. In Huancabamba c’è un’altra denuncia per la stessa ragione. Il 24 di dicembre un rapporto del Ministero dell’Energia e Miniere ha confermato che l’impresa sta operando illegalmente nella zona, questo era già stato denunciato tempo fà dalla Defensoria del Pueblo. Di fronte a tutto questo, il governo appoggia con questo decreto la presenza illegale dell’impresa, quindi sta appoggiando un’usurpazione di terre.

Quali saranno le conseguenze se si arriva a concretizzare questo progetto minerario?

La zona di Ayabaca e Huancabamba, in Piura, ha un’ecosistema molto fragile; ci sono boschi di nebbia e altopiani. In questa zona ci sono sorgenti d’acqua che formano i principali fiumi della regione di Piura e da lì proviene l’acqua che va alle provincie di San Ignacio e Jaen nel nord di Cajamarca. Realizzare attività mineraria in questa zona tanto fragile danneggerebbe seriamente la quantità e la qualità dell’acqua di tutta Piura e del nord di Cajamarca. Diminuirebbe l’acqua dei fiumi e tutta la spazzatura minerale la contaminerebbe. Con questo progetto minerario è in pericolo tutta la regione di Piura.

La miniera farebbe collassare l’agricoltura di questa zona?

Questa è una zona agroindustriale che esporta. Si produce caffè e banane organiche, molta frutta, come mango e limone, riso e tuberi. E’ presente anche l’allevamento. Con una miniera a fianco, le popolazioni della zona potrebbero perdere le certificazioni che hanno ottenuto per esportare prodotti agricoli organici. La miniera danneggerà le loro acque e il loro sviluppo sostenibile, perchè le loro attività economiche saranno pregiudicate e la miniera non è un’attività sostenibile per il futuro. Gli effetti contaminanti dello sfruttamento minerario si accumulano nel tempo e la presenza di metalli pesanti nell’acqua può danneggiare non solo l’ecosistema, l’agricoltura e gli animali, ma anche la salute e la vita della popolazione.

Il governo argomenta che lo sfruttamento minerario in questa zona creerebbe importanti entrate economiche.

Tutti i decreti prima di essere emessi hanno bisogno di un’analisi costo beneficio. In questo caso questo studio non è stato fatto, questo è un motivo in più per criticare la costituzionalità di questo decreto. Il costo dello sfruttamento minerario, che danneggerebbe l’agricoltura, l’allevamento e il turismo, che sono attività economiche delle quali vive la popolazione della zona è molto maggiore dei benefici che potrà produrre.

Che succederà nella zona, dove nel settembre del 2007 circa il 95% della popolazione ha votato un referendum contro l’attività mineraria nel luogo, se continua questo progetto minerario?

Abbiamo appoggiato la popolazione per cercare una soluzione attraverso del dialogo. Nell’ottobre il Fronte per Sviluppo Sostenibile della Frontiera Nord ha presentato una richiesta di dialogo al premier Yehude Simon, però fino ad ora non ha ricevuto risposta. Il governo non dimostra volontà di dialogo. La popolazione si stanca di non essere ascoltata. Non si sà fino a quando andrà avanti questa ricerca di soluzione pacifiche attraverso del dialogo. Purtroppo, il comportamento del governo e dell’impresa acutiscono il conflitto e può arrivare a reazione che speriamo non siano violente.

Lei è uno di quelli che è stato denunciato di terrorismo?

Sì è così. Questa denuncia per terrorismo è stata archiviata dal giudice provinciale dopo aver comprovato che non c’erano prove per fare queste accuse, però il giudice superiore, senza aver argomenti, ha ordinato al giudice provinciale di riaprire le indagini. Questo rivela che ci sono pressioni per continuare con queste accuse.

Lei e altri esponenti di Federpaz e i dirigenti delle comunità siete stati minacciati?

Io sono stato minacciato di morte. La denuncia è stata fatta davanti alla Fiscalia. Ci sono dirigenti che hanno avuto anche loro minacce di morte. Ci sono intimidazioni e azioni concrete. Ci sono già due morti tra i membri delle comunità. La vita di molti dirigenti è in pericolo e c’è preoccupazione.

L’impresa mineraria controlla la polizia e agisce nell’impunità?

Si, è evidente che la polizia agisce per difendere l’impresa. Questo si può vedere nella denuncia per torture contro i contadini, dove la polizia e l’avvocato hanno agito per mano dell’impresa e della sua impresa di sicurezza, Forza. Lo abbiamo anche visto in altri casi, come quello di Yanacocha e i problemi che ha avuto Padre Marco Arana.

Fonte: La Primera

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