13 maggio 2009
Intervista con Alberto Pizango. Presidente dell’Associazione Interetnica di Sviluppo della Selva Peruviana (AIDESEP).
A un mese dall’inizio della protesta, cosa hanno raggiunto i popoli indigeni?
Dopo trentadue giorni dall’aver reiniziato questa mobilitazione l’unico obbiettivo che abbiamo raggiunto è l’aggressione. Yehude Simon, invece di mettere in pratica l’accordo che abbiamo firmato tra Aidesep e l’Esecutivo, ha promulgato il decreto supremo 027 che dichiara lo stato d’emergenza. Dice che noi siamo intransigenti, invece, intransigente è il governo che non attende alle nostre richieste.
Allora, ha quale tavolo di dialogo si è riferita la ministra Carmen Vildoso?
Non so, non capiamo. Il governo crede che il popolo indigeno lo si possa ingannare con qualsiasi cosa. Io, come rappresentante dei miei fratelli, sento che non siamo rispettati.
Il ministro Yehude Simon ha detto che il governo potrebbe far finire la protesta indigena, allora che lo faccia. Lo sta gia facendo. Sia con la legge che criminalizza la protesta, sia con la legge d’emergenza che ha decretato nelle regioni Ucayali, Cusco, Loreto e Amazonas. Dimenticano di dirci che ci sono dieci feriti solo in Corral Quemado.
Dove ci sono gli scontri più forti?
In Bagua, Atalaya, nell’Alto e Basso Urubamba e nel Napo. In questi luoghi le proteste sono forti. In ogni luogo ci sono circa duemila e cinquecento fratelli che sono determinati a difendere i loro diritti.
Anche se è stato dichiarato lo stato d’emergenza?
Questa misura è una guerra aperta provocata dal governo. Se per difendere la vita e il diritto alla sovranità dobbiamo morire, allora siamo disposti a pagare questo prezzo.
Sappiamo che in Sepahua e in Ucayali sono stati inviati centinaia di effettivi della Marina per far ripiegare, distruggere o uccidere i fratelli che hanno occupato il fiume Urubamba e non lasciano passare le imbarcazioni di Petrobras.
Che sta succedendo nell’Alto Urubamba?
Lì le comunità Machiguenga hanno bloccato le strade. anche il fiume Urubamba è stato bloccato. Ci sono probabilità che lì entrino i militari perchè sono sotto stato d’emergenza.
E’ stato detto che Corral Quemado verrà occupato di nuovo. Questo dipenderà molto dalle strategie che verranno prese. Lo sgombero del luogo ha provocato sette persone arrestate, dieci feriti e tre scomparsi. Se non appariranno in vita questi fratelli, la situazione sarà un’altra. Il mondo Awajun non è come gli altri popoli.
Loro sono guerrieri. Se li uccidono un fratello, loro rispondono. Se a loro viene dichiarata guerra, vanno avanti fino alla fine.
Voi potrete controllare l’ira degli Awajun?
Il popolo Awajun non vuole attaccare. Io ho detto loro che noi facciamo resistenza passiva. Comunque loro stanno aspettando che appaiano in vita i loro tre fratelli. Però se li hanno uccisi, allora le conseguenze sono imprevedibili.
Il ministro Simon lo ha invitato per una riunione di lavoro. E’ un buon segnale?
Noi speriamo che l’Esecutivo ci dica che è già pronto il decreto supremo che installa il tavolo di dialogo e che venga portato avanti.
Qual’è stata la risposta?
Ho detto al Primo Ministro che non posso andare a nessuna riunione fino a che non si concretizzerà l’accordo che abbiamo firmato il 20 di aprile scorso.
Voi sentite che la vostra lotta ha l’appoggio della società?
Vediamo che non si esprimono. Per questo chiedo agli organismi sociali e ai cittadini peruviani che si pronuncino di fronte a questa aggressione che stanno soffrendo i popoli indigeni solamente per difendere il diritto ad avere un’Amazzonia sana ed essere sovrani nel nostro territorio.
Nessuna istituzione si è avvicinata?
Stiamo coordinando anche con Aprodeh e con la Defensoria del Pueblo. Però siamo stati noi che ci siamo andati in cerca di loro. In tutto questo mese di protesta amazzonica e benchè conoscano la nostra piattaforma di lotta e le condizioni con cui stiamo difendendo i nostri diritti, non abbiamo ricevuto il sostegno dovuto.
Elízabeth Prado.
Fonte: La Republica |